Artaban: il quarto re magio

Mi sono sempre piaciuti i re Magi circondati dal fascino dell’antico
Oriente, dipinti dai pittori con vestiti meravigliosi e sgargianti. A loro
piace cercare, scoprire la verità. Sono attratti dalle novità, dai segni
che scrutano nel cielo e nell’Universo. Non sono credenti, ma la
ragione e la scienza non impediscono loro di attraversare sentieri
misteriosi. Sono esploratori del silenzio, «uomini – dice papa
Francesco – ricchi, stranieri sapienti, assetati d’infinito, che partono per
un lungo e pericoloso viaggio che li porta fino a Betlemme (cfr. Mt 2,1-
12). Davanti al Re Bambino li pervade una gioia grande. Non si
lasciano scandalizzare dalla povertà dell’ambiente; non esitano a
mettersi in ginocchio e ad adorarlo. Davanti a lui comprendono che
Dio, come regola con sovrana sapienza il corso degli astri, così guida il
corso della storia, abbassando i potenti ed esaltando gli umili. E
certamente, tornati nel loro Paese, avranno raccontato questo incontro
sorprendente con il Messia, inaugurando il viaggio del Vangelo tra le
genti» (Admirabile signum Lettera apostolica sul significato e il valore
del presepe).
Una leggenda popolare dice che insieme a Gaspare, Melchiorre e
Baldassarre c’era anche Artaban, il quarto re magio (Henry van Dyke,
La storia del quarto Re Magio) che non arrivò mai a Betlemme.
Perché? Come gli altri magi, era discepolo di Zoroastro – grande
astrologo arabo – nella città di Ecbatana. Come i suoi colleghi Artaban
amava scrutare le stelle, la luna, il cielo notturno. Una splendida notte i
quattro “maghi” videro una cometa più azzurra che mai! Era il segno di
un’antica profezia egizia, che indicava nella Giudea il luogo in cui
sarebbe nato un Uomo nuovo, un Re degno di essere ascoltato,
seguito. Un autentico maestro di vita. I quattro “maghi” si diedero
appuntamento nella città di Tolemaide entro, e non oltre, la terza notte
dall’apparizione dell’iridescente cometa. Ma il viaggio di avvicinamento
fu rallentato da imprevisti che, in particolar modo, toccarono il cuore di
Artaban. In ogni villaggio che attraversava vedeva malati, poveri
affamati, bambini abbandonati, che mendicavano un tozzo di pane.
Non chiedevano nulla e regalavano sorrisi. Il cuore di Artaban si
commosse e mise al servizio dei poveri il suo sapere medico, i suoi
denari, le sue attenzioni e si fermò tra loro. Baldassarre, Gasparre e
Melchiorre aspettarono invano l’arrivo di Artaban a Tolemaide. Attesa

inutile. Dopo la terza notte, i Magi ripartirono per Betlemme senza
l’amico. Anche Artaban ci teneva ad incontrare il nuovo Re ma, giorno
dopo giorno, i poveri che incontrava aumentavano più delle stelle
scrutate ogni notte nel cielo, sempre più numerosi, silenziosi e
sorridenti.
Pur di non mancare all’appuntamento con il maestro di vita, Artaban
vendette gli ultimi diamanti per comperare pane, frutta, cibo, medicine
e vestiti. A volte era assalito da dubbi, scrupoli e rimorsi, ma c’era
molto da aiutare e poco da adorare. Si chiedeva se l’aver indugiato
troppo a usar misericordia con i poveri, non gli avesse impedito di
incontrare il grande Re: «Ho speso per l’uomo ciò che era destinato a
un Dio. Sarò mai degno di vedere il volto del Re?» Passarono giorni,
mesi, anni. Passò anche il tempo e Artaban non raggiunse mai
Betlemme! Ma il suo dubbio ebbe una luminosa risposta, proprio da
quella cometa incandescente che gli aveva cambiato la vita. Dopo
secoli nel cielo riapparve la cometa azzurra con una grande scritta:
“Pace agli uomini, alle donne che il Signore ama. Pace agli uomini, alle
donne che si chinano sull’uomo sofferente perché è chinarsi su Dio”.
Ancora oggi lo spirito di Artaban gira per il mondo: dalla ex
Juogoslavia, ai Grandi Laghi d’Africa, nelle sterminate foreste
amazzoniche, nelle bidonville brasiliane, cercando di curare le ferite
dei poveri, le ferite di Dio. Artaban era così impegnato nelle corsie
mondiali della pandemia che non riuscì neppure ad incontrare papa
Francesco ma, nella notte dell’ultimo dell’anno, gli apparve in sogno
con una profezia. All’Angelus, grazie alla profezia di Artaban suggerita
dallo Spirito Santo, papa Francesco disse ai potenti della Terra che la
distribuzione del vaccino, contro la dittatura del virus, sia gratuita per
tutti gli uomini e le donne della Terra, iniziando dai più deboli e fragili.
La pace è prendersi cura dei fratelli e delle sorelle.
1 Gennaio 2021

Silvio Mengotto

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